![]() La fiducia degli italiani nei riguardi del farmacista è ormai forte e radicata. Anche nell’acquisto dei farmaci da banco, il popolo del Belpaese chiede a gran voce la presenza di un esperto che riesca a fornire informazioni e dettagli sulla molecola richiesta. Di recente un'indagine, realizzata da Gfk Eurisko ha evidenziato lo scarso feeling che gli italiani hanno nei riguardi dell’acquisto di OTC via web. Il fatto di non sapere chi si cela dietro il sito che vende medicinali sembra scoraggiare i pazienti che preferiscono rivolgersi personalmente e con fiducia al loro farmacista. Quali sono le prospettive future del settore dei farmaci da banco? Come cambierà la vendita di queste medicine e cosa sta facendo il nostro governo per stimolarlo e aiutarlo? Per saperne di più intervistiamo il Presidente Brovelli dell’ANIFA (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione). Perché gli italiani sono ancora riluttanti nell’acquisto di farmaci sul web? La prima e più evidente ragione è che quando c’è di mezzo la salute le persone sono ben più accorte e meno sprovvedute di quello che si può pensare. Non è un caso, infatti, che quanto si parla di farmaci da banco, prodotti per il benessere e alimentari, gli italiani guardano con maggiore diffidenza alla possibilità di acquistare su internet, per quanto il web rappresenti un canale di acquisto utilizzato da almeno 8 milioni di concittadini. E’ quanto emerso dalla ricerca “L’e-commerce e i farmaci OTC” realizzata da Gfk Eurisko e presentata in occasione dell’Osservatorio Anifa sull’Automedicazione dello scorso 12 luglio. Con particolare riferimento ai farmaci senza obbligo di prescrizione, di automedicazione, il cittadino italiano non sente particolarmente l’esigenza di acquistarli su internet. Si tratta infatti di farmaci che vengono utilizzati all’insorgere di un disturbo, e che quindi, si desidera siano presto disponibili senza bisogno di attendere i tempi di consegna, per i quali si ritiene fondamentale il consiglio del farmacista e dove la certezza della sicurezza, della provenienza e dell’integrità del prodotto rappresentano aspetti fondamentali. Accanto alla natura del bene farmaco bisogna anche considerare la capillarità del sistema distributivo italiano, che rende facilmente disponibili i farmaci da banco all’occorrenza. La riluttanza degli italiani, quindi, è anche legata ad un sistema che funziona rispondendo con efficacia ai bisogni di salute del cittadino. Secondo lei la poca fiducia dei pazienti nell’acquisto online è un bene o un male? Perché? Direi che è un dato di fatto che denota un cittadino sempre più evoluto e accorto alle proprie scelte in materia di salute. Se poi, come già messo in evidenza dall’indagine della Commissione Igiene e Sanità sul fenomeno della contraffazione e dell’e-commerce farmaceutico, consideriamo che il fenomeno della contraffazione, per quanto in Italia marginale e riguardante per lo più farmaci e prodotti a ad alto costo e/o per i quali la vendita on line mette al riparo da eventuali imbarazzi nel chiedere la prescrizione del medico, interessa un prodotto su due, dovremmo dire che è un bene. Ciò non significa affatto non considerare una possibile evoluzione futura verso le vendite on line, ma invece riflettere sulle possibili modalità di sviluppo di un nuovo canale, valutandone opportunità e rischi. Piuttosto, considerando che ben il 69% degli italiani non sa che i farmaci di automedicazione non possono essere venduti su internet e che addirittura il 15% crede che sia legale, è fondamentale investire su una comunicazione corretta da fonti verificabili e riconoscibili dal cittadino che sempre di più vuole e cerca informazioni in materia di salute. Infatti, se internet è parte integrante della vita quotidiana per almeno la metà degli italiani che facilmente hanno accesso ad una mole di informazione gigantesca quando si parla di salute e farmaci, tuttavia il web non è altro che un contenitore infinito – un mare magnum – nel quale il i cybernauti spesso navigano a vista, incapaci, sovente, di distinguere le “buone” dalle “cattive” informazioni, fornite da fonti a volte non riconoscibili, non rintracciabili e non sanzionabili come invece possono essere le aziende produttrici. In che modo è possibile incentivare la vendita dei farmaci da banco in Italia? La questione è sicuramente complessa. Se infatti, i farmaci senza obbligo di prescrizione, di automedicazione, sono di uso comune (almeno 6 italiani su 10 ne hanno fatto uso nell’ultimo anno), l’andamento del mercato è esclusivamente legato all’incidenza dei c.d. malanni di stagione, con un trend assolutamente stabile nell’ultimo quinquennio. I dati evidenziano quindi come mancano leve che possano supportare la crescita sul lungo periodo. Bisognerebbe infatti, allargare l’offerta e rendere disponibili più alternative terapeutiche, creando le condizioni favorevoli affinché le imprese siano incentivate a fare domande di switch (passaggio di principi attivi da obbligo di ricetta a senza obbligo di ricetta) a livello nazionale. Inoltre, un uso estensivo e corretto del brand che aiuti i consumatori nelle proprie scelte di salute valorizzando i prodotti ed evitando confusioni permetterebbe ai cittadini di orientarsi con maggiore sicurezza. Il nostro comparto ha nel cittadino il proprio interlocutore di elezione e fondamentale è inoltre una comunicazione corretta e diretta attraverso confezioni sempre più “user friendly” e sopratutto la semplificazione dei messaggi pubblicitari e della comunicazione on line, la il cui quadro regolamentare appare improntato ad una logica che mal si adatta alla realtà dell’informazione farmaceutica così come si è evoluta grazie ad Internet. Ovviamente tutto ciò sarà possibile solo attraverso un semplificazione delle procedure e tempi certi anche attraverso la creazione di un’area dedicata all’OTC all’interno di Aifa per sancire il riconoscimento delle specificità del settore e un’attenzione, sempre più crescente delle Istituzioni, Aifa e Ministero della Salute, con le quali Anifa collabora e si confronta. Secondo lei l’attuale governo sta prendendo le giuste misure per aiutare il vostro settore? Il settore farmaceutico in senso generale è interessato da continui tagli per il contenimento della spesa pubblica che rischiano ovviamente di inibire sul lungo periodo la capacità di innovazione e di crescita del settore nel suo complesso. Con riferimento al settore dei farmaci senza obbligo di prescrizione il Decreto Bersani che ha permesso la vendita dei nostri farmaci al di fuori del canale farmacia ma sempre alla presenza , irrinunciabile, del farmacista, e ha liberalizzato i prezzi che oggi sono decisi liberamente dal titolare del punto vendita (farmacia, parafarmacia, corner GDO) ha sicuramente generato vantaggi per i cittadini in termini di differenziazione dell’offerta e calmierazione dei prezzi grazie ad una maggiore concorrenza. Tuttavia, le liberalizzazioni, non hanno rappresentato un volano di crescita per il nostro comparto né, tanto meno, hanno generato quella paventata crescita inappropriata dei consumi che invece non c’è mai stata. Piuttosto, con le Istituzioni dovrebbe essere attivato un confronto sul ruolo strategico che l’automedicazione può giocare in futuro, data la crescita della popolazione, l’invecchiamento e una domanda di salute sempre più crescente e complessa da parte di un cittadino sempre più attento ed esigente in materia di salute. Cosa suggerirebbe al Ministro Tremonti in materia di politiche di vendita degli OTC? Sicuramente di valorizzarne il ruolo economico e sociale. Infatti, considerando le dinamiche demografiche in atto, riflettere sul ruolo dell’automedicazione a sostegno dell’autonomia della popolazione anche in età anziana, potrebbe rappresentare un elemento di sostenibilità del sistema pubblico sul lungo periodo, permettendo un allocazione più appropriata delle risorse pubbliche su patologie complesse e ad alto costo sostenendo, inoltre, l’innovazione farmaceutica. Solo considerando l’attuale struttura della popolazione un ipotetico allargamento dell’offerta per il trattamento di patologie minori e un più appropriato ruolo di counseling all’automedicazione responsabile e consapevole da parte del medico di medicina generale porterebbe a risparmiare già oggi circa 600 milioni di euro. Cosa pensa della totale liberalizzazione delle farmacie? L’attuale modello distributivo, con l’obbligo del farmacista a garanzia e tutela della salute del cittadino in qualunque tipologia di punto vendita, e quindi il binomio farmaco-farmacista rappresenta per il comparto una conquista da difendere a prescindere dall’evoluzione dell’offerta in termini di punti vendita. Quelli che quindi potranno essere gli scenari evolutivi del sistema distributivo italiano, con particolare riferimento ad esempio, ad una modifica della Pianta organica, vanno trattati con estrema cautela e certamente discussi in altra sede. Personalmente, ritengo che qualunque dibattito non debba comunque perdere di vista il valore di servizio e le peculiarità del bene farmaco, in una logica di costante promozione e tutela della salute pubblica. Giorgio Mammoliti LR-Science&Research |
lunedì 18 luglio 2011
ANIFA: Tremonti valorizzi il ruolo economico e sociale degli OTC
Intervista al Presidente dell’Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione. Brovelli: “Le liberalizzazioni, non hanno rappresentato un volano di crescita per il nostro comparto".
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