sabato 18 giugno 2011

Emendamenti ddl 863: segnali di un nuovo clima politico

EMENDAMENTI DDL 863: SEGNALI DI UN NUOVO CLIMA POLITICO

ANPI, 17 giugno – Gli emendamenti al ddl 863, i cui termini di presentazione in Commissione igiene e sanità del Senato sono scaduti lo scorso 14 giugno, sono in totale 119, la maggior parte di questi orientati a riformare i meccanismi regolatori della distribuzione del farmaco, nell’ottica di creare le condizioni per un allargamento dell’imprenditoria nel settore. Dall’esame dei testi degli emendamenti risulta che i temi più gettonati sono quattro: le parafarmacie, la distribuzione delle farmacie sul territorio, il regime concessorio delle farmacie e le modalità concorsuali per l’assegnazione delle nuove sedi farmaceutiche. Tuttavia le novità più importanti, con riflessi anche di natura politica, riguardano non solo la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, sulla quale si determina una convergenza, annunciata, di posizioni tra opposizione e alcuni settori della maggioranza, ma anche, inaspettatamente, il “cuore” della farmacia, il vero interesse dei titolari di farmacia: la fine della concessione. Quello che nessuno fino ad oggi ha mai immaginato di mettere in discussione, oggi entra con prepotenza nel dibattito politico e parlamentare, altro che liberalizzazione dei farmaci di fascia C, questa si che sarebbe una rivoluzione nella distribuzione del farmaco in Italia. Nel testo degli emendamenti in particolare si prevede che “La concessione non è trasferibile ad altro soggetto, sia esso persona fisica che società; la concessione decade al compimento del settantesimo anno di età della persona fisica assegnataria della concessione; al compimento del settantesimo anno di età di un socio, di società di persone, la sua quota di partecipazione è acquisita dagli altri soci.”
Altro tema molto considerato è quello del quorum abitanti/farmacia che assume nelle proposte emendative i valori 1.000, 2.500, 3.000 e 3.500. Tra gli emendamenti presentati si torna a riparlare di proposte di riforma, già bocciate in passato, come quella della sanatoria piuttosto che di sospendere l’aperture delle parafarmacie, tanto care ai senatori Piccone e Fleres nell’ordine. Infine c’è chi come il senatore Astore si preoccupa di regolamentare la denominazione e l’insegna delle parafarmacie prevedendo che adottino come denominazione “negozi di vicinato” mentre per l’insegna prevede che si utilizzino “caratteri della stessa grandezza, colore, font e senza l’utilizzo di artifici atti a separare la parola continua parafarmacia”. Che dire, mentre la nave affonda il senatore Astore si preoccupa giustamente di lucidare gli ottoni; ma in questo caso le responsabilità probabilmente non sono totalmente sue, quanto di qualche dirigente di Federfarma del Molise.

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